IN RESIDENZA // LA BOTTEGA DEL CAFFÈ

All’interno di Residenze 2018: la Confraternita del Chianti con il seguente progetto

LA BOTTEGA DEL CAFFÈ
da Carlo Goldoni

di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano 
drammaturgia Chiara Boscaro
regia Marco Di Stefano

con
Valeria Sara Costantin
Domenico Pugliares
Marco Pezza
Diego Runko
Giulia Versari
consulenza musicale Lorenzo Brufatto
assistente alla regia Cristina Campochiaro

un progetto La Confraternita del Chianti
una produzione Teatro della Cooperativa
in collaborazione con Associazione K / Teatro In-folio Residenza Carte Vive
selezione Ritorno al Futuro 2015 – Associazione ETRE / Residenza IDRA / C.T.B. Centro Teatrale Bresciano

Si dice “classico” un testo che anche a distanza di secoli continua a parlare al  pubblico. Un testo che rispecchia una contingenza umana che continua a persistere  in ogni società. Un testo che fa ridere, ma anche pensare. La Bottega del Caffè di Carlo Goldoni è, a tutti gli effetti, un classico.

Scritta nel 1750, la commedia affronta uno dei “vizi” maggiormente in voga nella,  ormai in declino, Repubblica di Venezia: il gioco d’azzardo.

Sono passati 260 anni e il gioco d’azzardo rimane, nonostante il tempo, una delle  dipendenze più pericolose. Quella del gioco d’azzardo è la quinta industria in Italia. La spesa pro capite annua per il gioco è la prima al mondo. Circa 700.000 persone  sono affette da GAP (gioco d’azzardo patologico).

La storia è quella di Eugenio, giovane che passa intere notti perdendo tutti i suoi  averi (averi della moglie, in effetti) e di Ridolfo, il proprietario de “la bottega del caffè” che fa di tutto per proteggere Eugenio.

Attorno a loro, garzoni, mogli, maldicenti, truffatori e donne misteriose rendono la  vicenda ricca di colpi di scena, equivoci, battute sagaci e svelamenti.

E allora basta trasportare la vicenda nella nostra società, oggi. Dove il mondo digitale dei video poker ha sostituito i tavoli delle fumose sale da gioco. Venezia? Milano? Roma? Napoli? Non conta. Non servono allestimenti d’epoca, scenografie fastose, macchine sceniche barocche. Qui conta solo la sala giochi, il luogo dove Eugenio passa tutta la sua giornata.

Vogliamo portare sulla scena tutte la tragica ironia dell’autore, il suo umorismo nero, il suo sguardo disincantato. Ma come lui lasciare sempre una porta aperta alla speranza, alla possibilità di un riscatto.

“Guardate le miserie di questi personaggi e ridetene. E soprattutto fate sì che un giorno non si abbia a rider di voi.”

(Carlo Goldoni)