IN RESIDENZA // AMARTÉS – IL VIAGGIO DI CAINO

All’interno di Residenze 2018: Sanpapié con il seguente progetto

AMARTÉS – IL VIAGGIO DI CAINO

coreografia di Lara Guidetti
testi di Saverio Bari
con Fabrizio Calanna, Francesco Pacelli, Matteo Sacco, Sofia Casprini
e con Saverio Bari
musiche originali di Marcello Gori
scene e costumi di Maddalena Oriani
luci di Luna Mariotti
una produzione Sanpapié
In coproduzione con Festival Danza Estate
con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali 
e di Next Laboratorio delle Idee 2017/18
 

«Quando il signore, noto anche come dio, si accorse che ad adamo ed eva,

perfetti in tutto ciò che presentavano alla vista, non usciva di bocca una parola

né emettevano un sia pur semplice suono primario, dovette prendersela con se stesso,

dato che non c’era nessun altro nel giardino dell’eden cui poter dare la responsabilità

di quella mancanza gravissima, quando gli altri animali, tutti quanti prodotti,

proprio come i due esseri umani, del sia-fatto divino, chi con muggiti e ruggiti,

chi con grugniti, cinguettii, fischi e schiamazzi, godevano già di voce propria.

In un accesso d’ira, sorprendente in chi avrebbe potuto risolvere tutto con un altro rapido fiat,

corse dalla coppia e, uno dopo l’altro, senza riflessioni e senza mezze misure, gli cacciò in gola la lingua.»

José Saramago

 

Il progetto nasce da una libera rilettura del romanzo Caino del premio Nobel José Saramago. Nel racconto dello scrittore portoghese Caino, dopo aver ucciso Abele, è marchiato dal Signore con u n segno sulla fronte e condannato a vagare in eterno nel tempo e nello spazio. Il suo viaggio è il viaggio dell’Umano, fra amore sensuale e distruzione, sacrificio e Legge.

Nel nostro lavoro, l’azione è trasferita al Quantiqueun luogo sospeso fra un café chantant e uno spazio mentale, nel quale sono annullati il normale trascorrere del tempo, lo svolgersi dello spazio e la consequenzialità degli eventi. Qui, come in altrettanti numeri, prendono vita gli episodi biblici, trasferendosi dalla pagina scritta ai corpi dei danzatori. In un viaggio vertiginoso, crudo e beffardo come quello compiuto da Saramago, i corpi diventano il centro e primo motore dell’azione scenica, attraversano immaginari, riferimenti e codici diversi, e danno vita ad una rapsodia a tema biblico che, al Quantique, diventa una sorta di freak show, una rassegna di irregolari, un luogo in cui le tensioni, le contraddizioni e le nevrosi dell’uomo contemporaneo vengono attraversate come in una catarsi.

Una voce, un po’ presentatore un po’ demiurgo, guida lo spettatore in questo viaggio immersivo e straniante, in cui si compie il ribaltamento operato da Saramago: Dio agisce seguendo motivazioni imperscrutabili, le sue azioni spesso sono macchiate da una violenza cieca, come quella perpetrata nei confronti dei tanti innocenti a Sodoma e Gomorra; Caino, per quanto schiavo dei vizi della carne e assassino recidivo, è contemporaneamente portatore di compassione, empatia, solidarietà.  Caino è l’uomo sociale, che vive esclusivamente in relazione agli altri, ma che di fronte alle grandi questioni dell’esistenza si ritrova inesorabilmente solo. Caino è Amartés, colui che sbaglia, che non centra il bersaglio, ma che attraverso i suoi errori lancia un appello a tutti gli uomini: se oggi è ancora possibile essere attraversati dal sentimento del sacro, sarà solo sfidando Dio, ma non solo il Dio dell’antico Testamento, soprattutto il Dio dei dati, delle realtà virtuali, il Dio delle banche, che schiacciano le nostre coscienze in un’anemica accettazione delle cose; sarà possibile solo ripartendo dal corpo, dalle sue istanze, dai suoi richiami, dal suo essere nel tempo, nello spazio, sempre in un eterno istante? domande che da sempre accompagnano l’uomo: se Dio ha creato il Tutto, perché permette il male? Cosa accomuna un corpo che vive immerso in tempo e spazio e l’Eterno, che dallo spazio-tempo è separato? Divino e Umano possono comunicare? E se possono, attraverso quale linguaggio? Caino è l’uomo moderno, che ha accantonato il sacro e smarrito il senso della sua potenza, sostituendolo con la logica, il denaro e il consumo, ma che a volte riesce ancora a sfiorare quell’antico sentimento di connessione ed armonia con il Tutto.

Foto di Lorenza Daverio